LA RESPONSABILITÀ CANONICA DEL VESCOVO DIOCESANO NEL PERSEGUIMENTO DEI DELICTA RESERVATA

Esame finale di baccellierato di Marco Andreotti

Si esamina la responsabilità canonica del vescovo diocesano nel perseguimento dei 
delicta reservata, genericamente collocati nella categoria degli abusi, tentando di cogliere in senso ampio la natura di tale responsabilità e disancorandola ai soli atti procedimentali dovuti in presenza di una notitia de delicto. Si intende, inoltre, dimostrare come la riserva di giurisdizione del Dicastero per la Dottrina della Fede non svuoti l’autorità del vescovo locale, ma configuri una precisa corresponsabilità nell’esercizio del munus regendi, del quale la potestà penale è espressione. Attraverso un’analisi storico-sistematica che raccorda la riforma del Libro VI CIC (2021) al resto della legislazione vigente, si evidenzia la transizione da una tutela giuridica preminentemente a protezione della dignità dei sacramenti a una piena integrazione della dignità della persona offesa come bene giuridico primario. Gli esiti attestano che l’ufficio episcopale costituisce il fulcro insostituibile dell’azione penale, anche in materia di 
delicta reservata. Con il superamento delle parziali categorie della culpa in omittendoin vigilando, al vescovo è richiesto un rigoroso discernimento nell’avvio dell’investigatio praevia, nell’adozione di misure cautelari e nella stesura del votum per la Santa Sede. L’esercizio della potestà penale si riscopre così dimensione intrinseca del ministero pastorale, ordinata a proteggere i più deboli, ristabilire la giustizia e riparare la comunione ecclesiale ferita.

La discussione della tesi si terrà presso la sede dello STI martedì 23 giugno alle ore 16.

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