L’enigma del dolore innocente

Tesi di Baccellierato di Yohanes Nicolindo Putra Gowin

La presente tesi esplora il complesso enigma del dolore innocente, partendo da un’analisi biblica del prologo del libro di Giobbe per giungere a formulare prospettive concrete di accompagnamento pastorale. L’obiettivo è unire lo studio teologico all’urgenza di offrire una «grammatica della cura» adeguata a chi soffre, contrastando l’attuale «cultura dello scarto». Il percorso prende le mosse dall’esegesi del testo biblico, concentrandosi in particolare su Giobbe, archetipo del giusto sofferente, e su ha-śātān (l’accusatore), la cui provocazione innesca il dramma mettendo in dubbio la gratuità della fede. L’analisi delle scene del prologo fa emergere tre pilastri teologici fondamentali: la radicale crisi della dottrina della retribuzione, l’affermazione di una fede totalmente disinteressata e la narrazione di un Dio la cui sovranità accetta il rischio della libertà umana di fronte al male.

Il punto di snodo della riflessione si realizza nel passaggio dal grido di Giobbe a quello di Cristo sulla croce, dove Dio stesso assume e condivide in prima persona la sofferenza innocente. Attraverso la lettura di documenti chiave del Magistero contemporaneo (Gaudium et Spes, Salvifici Doloris, Spe Salvi), l’elaborato illustra come il dolore, se illuminato dalla fede pasquale, cessi di essere un’assurdità isolante. Al contrario, esso si trasforma in un luogo di profonda comunione ecclesiale, di crescita spirituale e di partecipazione attiva all’opera di redenzione, restituendo dignità e un senso nuovo alla fragilità umana.

Questa profonda riflessione teologica trova la sua naturale traduzione nella prassi pastorale, che prende atto dell’impossibilità di risolvere razionalmente il mistero del dolore. Il lavoro propone il modello dell’accompagnatore come «amico verace», il quale, discostandosi dall’atteggiamento giudicante dei falsi consolatori, offre un ascolto empatico e una presenza compassionevole. Lo scopo di questa cura è guidare il sofferente dal continuo tormento del «perché» della prova all’affidamento fiducioso del «per Chi» vivere. L’invito conclusivo è dunque quello di abbracciare il «Vangelo della Sofferenza»: in questa prospettiva, la vicinanza autentica della comunità ecclesiale restituisce piena dignità al malato, che smette di essere percepito unicamente come un soggetto bisognoso di assistenza per divenire, a sua volta, una preziosa testimonianza vivente dell’amore gratuito di Dio.

La tesi sarà discussa martedì 30 giugno 2026 alle ore 17 presso la sede dello Studio Teologico.

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