Il Regno dei cieli?
Un (quasi) sconosciuto che già cresce in mezzo a noi
Prolusione di inizio Anno Accademico 2026-2027

“Venga il tuo Regno” (Mt 6,10).
La seconda richiesta della preghiera del Padre Nostro ha come tematica centrale ed esplicita la venuta del Regno di Dio. Siamo soliti pronunciare queste parole fin da bambini, quasi senza pensarci e forse senza nemmeno comprenderne il significato.
Ma cos’è il Regno di Dio? Perché deve venire? Perché ne chiediamo l’instaurarsi nella preghiera che Gesù stesso ha comandato ai suoi discepoli di comandare?
E soprattutto, come si può riconoscere quali caratteristiche abbia questo Regno?
Attorno a questi e a molti altri interrogativi, si è sviluppata, nella mattinata di venerdì 16 ottobre, la prolusione di inizio anno dello Studio Teologico Interdiocesano, l’Istituto teologico che, affiliato alla Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna di Bologna, serve con il pensiero, la ricerca e l’insegnamento la nostra Chiesa diocesana, insieme a quella di Parma, di Modena-Nonantola e di Carpi.
La prolusione è sempre un appuntamento molto atteso e stimolante per l’intera comunità accademica che accompagna l’avvio delle lezioni nell’autunno di ogni anno.
In questo 2026, la prolusione accademica è stata affidata al professor Duilio Albarello, presbitero della diocesi di Mondovì (CN) e professore di teologia sistematica presso l’Istituto teologico di Fossano e presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano, nonché parroco di alcune comunità cristiane della sua diocesi e autore di numerose e apprezzate pubblicazioni in campo teologico.
Attorniati dagli antichi libri e dai solenni scaffali della Biblioteca capitolare, sita all’interno del Palazzo dei Canonici di Reggio Emilia, il professor Albarello ha iniziato la sua relazione riportando la famosa provocazione del teologo modernista Alfred Loisy (1857-1940): “Gesù annunciava il Regno… ed è venuta la Chiesa”.
Quest’ultimo infatti, pur sviluppando in seguito il suo impianto teologico in modo assai problematico e non in armonia con la verità della Rivelazione, aveva infatti colto un punto interessante e fonte di interrogativi: stando ai vangeli sinottici, il centro della predicazione di Cristo fu l’annuncio del Regno, la descrizione della signoria di Dio che era ormai prossima (cfr. Mc 1,15), un discorso più incentrato sulla persona del Padre che non sulla sua persona.
Eppure, nel corso della storia della teologia, nonché della prassi attuale della Chiesa, questo annuncio è parso, se non scomparso, almeno eclissato rispetto alle proporzioni della predicazione del Maestro: la comunità ecclesiale post-pasquale ha infatti concentrato il suo annuncio kerygamatico sulla Pasqua – passione, morte e risurrezione del Signore Gesù – portando forse ad una dimenticanza del tema del Regno, a tal punto che un teologo contemporaneo, Christoph Böttigheimer (1960), ha intitolato un suo recente saggio Il messaggio di Gesù sul regno di Dio. Il centro perduto della fede cristiana (ed. Queriniana, 2024).
La prolusione del professor Albarello ha dunque voluto entrare, attraverso il pensiero di tre teologi contemporanei quali il sopracitato Böttigheimer, Christoph Theobald (1946) e Jürgen Werbick (1946), nel cuore di questa tematica, cercando di comprendere il rapporto tra il Regno di Dio, la persona di Gesù, l’annuncio della Chiesa, in quella perenne polarità del già e non ancora: di una presenza di Dio che è già presente, viva ed operante nella storia, ma ha ancora da giungere alla sua piena manifestazione.
Mattia Benatti, studente STI, V anno



