Genitori e catechesi

Iniziazione cristiana dei fanciulli e coinvolgimento delle famiglia

La tesi di Giovanni Borghi, supervisionata da Stefano Borghi, esamina l’iniziazione cristiana dei bambini e il ruolo delle famiglie. In Italia, il percorso si svolge generalmente tra i 7 e i 14 anni ed è considerato rilevante per l’inserimento nella comunità ecclesiale; la partecipazione tende a diminuire dopo il sacramento della cresima. Negli ultimi vent’anni sono state introdotte nuove sperimentazioni pastorali e catechistiche, ad esempio nelle diocesi di Trento e Verona, con l’obiettivo di rinnovare l’approccio e valorizzare il coinvolgimento della famiglia nella catechesi.

Storicamente, la famiglia ha avuto un ruolo centrale, dal battesimo nei primi secoli fino alle modifiche successive al Concilio Vaticano II, e oggi resta parte del percorso educativo alla fede sia degli adulti che dei minori.

Gli Atti degli Apostoli riportano il battesimo di interi nuclei familiari, inclusi i minori. A partire dal IV secolo, la pratica del battesimo dei bambini ha registrato una diminuzione, attribuibile alla tendenza dei genitori a posticipare il rito per timore di peccati futuri.

Diversi Padri della Chiesa, tra cui S.Agostino, hanno sostenuto la necessità del battesimo  Nel corso del tempo, sono state elaborate pratiche pastorali che riconoscono nella famiglia cristiana il contesto privilegiato per la catechesi.

Le prospettive sull’età adulta evidenziano un’evoluzione costante. Nella formazione catechetica si sottolinea la rilevanza della partecipazione attiva degli adulti nel proprio percorso formativo. La fede viene presentata come un dono che matura attraverso relazioni personali, esperienze quotidiane e un processo di crescita. Le comunità sono invitate a promuovere il rinnovamento, favorendo il coinvolgimento dei fedeli e proponendo la fede con chiarezza, incoraggiandone la testimonianza nella società contemporanea.

La Chiesa si impegna a facilitare l’incontro tra i credenti e Cristo, con un’educazione che coinvolge anche le famiglie, che devono diventare luoghi educativi in una società secolarizzata.

La Chiesa sta ripensando la sua struttura e missione, riconoscendo che le vecchie metodologie non sono più efficaci. La parrocchia e la famiglia devono affrontare nuove sfide, mantenendo la loro missione di trasmettere la fede.

Durante la pandemia, l’ufficio catechistico ha avviato un discernimento per ripensare le attività catechistiche, puntando sulla valorizzazione dei piccoli gruppi. Questi gruppi favoriscono relazioni più significative e un approccio educativo più flessibile. La famiglia è vista come un soggetto attivo nell’annuncio del Vangelo, non solo come destinataria. Si propongono itinerari chiari e concreti per coinvolgere le famiglie, riconoscendo la loro complessità e fragilità.

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