Uno spunto di riflessione dopo il convegno Di Dio e della Terra: uno sguardo interdisciplinare sul Cantico delle Creature

La giornata si è aperta con un bellissimo saluto di Sua Eccellenza Mons. Giacomo Morandi che, come un buon pastore, ci ha invitati a lasciarsi di nuovo stupire da Dio, ad “uscire dal telefono” per poter poi alzare lo sguardo verso il cielo e contemplare. Ha sottolineato la necessità, per ciascuno, di riscoprire la contemplazione e lo sguardo estatico, capacità che sembrano mancare nella nostra epoca. 

Se penso alla mia generazione queste parole suonano come qualcosa di completamente nuovo. Eppure non lo sono. Anzi, la contemplazione, lo stupore, la meraviglia e l’estasi sono realtà che sempre esistono nel profondo dell’uomo, ma spesso perdiamo l’atteggiamento necessario per accoglierle e lasciarle respirare e fiorire dentro di noi. 

Ecco perché la giornata è stata preziosa: risvegliare questo sguardo attraverso la scoperta, o riscoperta, del Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi. Nell’ottavo centenario della sua composizione abbiamo colto questa opportunità: riprendere uno sguardo estatico mediante la comprensione di come questo canto antico e sempre nuovo possa parlare ancora oggi. Non perché riconosciuto come una realtà meramente “utile”, ma perché oggi abbiamo ancora più occasioni di lodare l’Altissimo nostro Signore e di meravigliarci del Suo immenso amore che ci circonda. 

La condizione che Francesco indica per maturare questo atteggiamento è la sua virtù suprema: l’umiltà. Essa gli permise di cantare le lodi del Signore. Sebbene nessun uomo ne sia degno, Francesco non riuscì a trattenersi dal lodare Colui che lo aveva creato. È lì che Francesco diventa veramente se stesso: nella sua umiltà e nella sua lode. Il Cantico ricorda che possiamo lodare il Signore per tutto ciò che Egli ha creato: per il cielo e per il cosmo che Lo glorificano e che solo Lui conosce pienamente. Più li indaghiamo, più scopriamo di sapere sempre meno e più siamo invitati a lasciarci travolgere dalla meraviglia dell’immensità di Dio e della Sua onnipresenza. 

Molti oggi si sentono smarriti: siamo piccoli di fronte al mondo che ci circonda. Tuttavia, se accettiamo il rischio di ascoltare, possiamo lasciarci toccare dalla brezza di frate vento e, sentendola, entrare in contatto con il nostro Signore Creatore. In Lui e nel Suo amore ritroviamo il nostro posto e noi stessi, fino a far sgorgare dal più profondo del cuore il nostro “Laudato sii, mio Signore”. 

Francesco nel suo “niente” riuscì a trovare un riflesso di Dio ovunque, nel sole, nella luna, in ogni creatura. Allora io, che ho tutto questo e molto di più, quale scusa ho per non cantare la mia lode? Anche oggi abbiamo la possibilità di spogliarci — dal telefono, dalla ricerca di gratificazioni immediate e di molto altro ancora — per lasciarci nutrire e rivestire di Dio, attraverso tutte le realtà per cui Francesco Lo lodò.

È notevole che il nome di Francesco abbia oltrepassato i secoli, la sua vita stessa e che attraverso la Chiesa, la letteratura e la storia dell’Italia — di cui è patrono — egli ci sia giunto come testimone di lode e modello di vita, invitandoci a riscoprire l’infinita bellezza di Dio. Il suo cantico di contemplazione ci aiuta ancora oggi a contemplare quella bellezza “antica e sempre nuova” che abita in ogni cosa e in ogni tempo. 

Laudato sii, mio Signore, per tutte le Tue creature, per gli uccelli del cielo che cantano la Tua gloria.
Per il cosmo che rivela la Tua infinita bellezza, che mi attira sempre più a Te.
Laudato sii, mio Signore, per la Tua Parola che parla e che, attraverso di essa, dona speranza e consolazione ad ogni cuore umano. 

Laudato sii, mio Signore, perché io possa lodarti e contemplarti: Tu che mi hai creato, mi ami e mi conosci.
Amen. 

Alexandria Nestor

Torna in alto