Giornata di studio Unimore e STI
“Pace, frutto della giustizia (Is 32,17)” è stato il tema del convengo svoltosi nella mattinata di martedì 4 marzo, al Palazzo Baroni di Reggio Emilia. L’iniziativa è nata dalla collaborazione tra il Dipartimento di Educazione e Scienze Umane dell’Università di Modena e Reggio Emilia e lo Studio Teologico Interdiocesano.
La mattinata è iniziata con i saluti istituzionali della Direttrice del Dipartimento, Prof.ssa Annamaria Contini e del Direttore dello Studio Teologico Interdiocesano, Don Stefano Borghi. Nel suo intervento, citando Isaia 52,7, Contini ha invitato i partecipanti ad essere messaggeri e costruttori di pace, mentre Borghi ha evidenziato l’importanza della collaborazione tra istituzioni accademiche, esortando ad una collaborazione sempre maggiore.
Il convegno, coordinato dallo storico del cristianesimo Federico Ruozzi, ha proposto un approccio volutamente plurale, mettendo in dialogo prospettive storiche, teologiche, filosofiche, giuridiche e sociologiche. Tra i relatori sono intervenuti Rocco D’Alfonso, Carlo Altini e Rita Bertozzi, docenti dell’Università di Modena e Reggio Emilia, e Sincero Mantelli insegnante dello Studio Teologico Interdiocesano.
Quest’approccio plurale ha permesso di mettere in luce la complessità del concetto di pace che non è la mera assenza di conflitti o la stabilità delle relazioni tra istituzioni nazionali, sovranazionali e internazionali, bensì, come ha osservato Altini nel suo intervento, un’ideale regolativo dell’intera vita sociale che si fonda soprattutto sulla giustizia sociale. Una società caratterizzata da profonde disuguaglianze e da gravi violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali difficilmente potrà costruire una pace duratura.
Nel suo intervento D’Alfonso ha poi richiamato l’espressione “terza guerra mondiale a pezzi”, coniata da Papa Francesco nel 2014. Con quest’espressione il Papa volle indicare una realtà caratterizzata da numerosi conflitti locali che, pur non configurandosi come un’unica guerra mondiale, rivelano una crisi diffusa dell’ordine internazionale. Tra i fattori che alimentano la situazione il relatore ha ricordato la proliferazione di guerre regionali, il ritorno della logica della forza nelle relazioni internazionali e l’indebolimento del multilateralismo.
Nella prospettiva biblica e patristica, la giustizia è considerata una condizione generativa della pace: laddove essa viene meno, la convivenza s’incrina e il conflitto diventa inevitabile, ha chiosato Mantelli, il quale ha offerto un contributo significativo alla riflessione a partire dall’analisi filologica di alcune lettere di San Girolamo da cui emerge il suo pensiero riguardo al tema della giustizia e della pace. Commentando i testi biblici e interpretando eventi traumatici come il sacco di Roma, Girolamo – come Agostino d’Ippona nel De civitate Dei – ha cercato di offrire una lettura che mettesse in relazione la storia umana con la speranza nella giustizia divina.
Il contributo sociologico di Bertozzi ha infine messo in luce le disuguaglianze che attraversano le società contemporanee. Differenze economiche, educative e di genere, insieme al divario nell’accesso alle tecnologie, possono diventare fattori d’instabilità sociale. Particolare attenzione è stata dedicata alla condizione dei giovani e dei migranti: precarietà lavorativa, mancanza di prospettive e senso di esclusione rischiano di alimentare sfiducia nelle istituzioni. Per questo motivo, ha sottolineato la relatrice, promuovere politiche orientate all’equità e all’inclusione rappresentano un passaggio fondamentale per costruire una pace reale.
Il convegno ha rappresentato un momento di confronto e approfondimento su una delle questioni più urgenti del nostro tempo. Infatti la pace risulta oggi essere la realtà più ferita, la diplomazia la grande sconfitta, il diritto internazionale sacrificato sull’altare degli interessi di parte. Le riflessioni emerse suggeriscono la necessità di rafforzare il ruolo del multilateralismo e del diritto internazionale.
A ciascuno di noi, però, viene chiesto di essere operatore di quella giustizia che produce la pace, nei nostri contesti e luoghi di vita.
Al termine degli interventi è seguito un breve momento di discussione in assemblea, finito il quale don Borghi, Direttore dello Studio Teologico Interdiocesano, ha rivolto un saluto conclusivo, ringraziando tutti i partecipanti, anche a nome della Direttrice del Dipartimento.
Christian Makangi Eduwe




